Ora Muoio, Dammi Tempo

I morti sanno soltanto una cosa: che è meglio essere vivi.

Nasce il PdL, Muore il popolo

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“È così che muore la libertà, sotto scroscianti applausi.”

Stesso leader: Silvio , nuovo partito: Popolo della Libertà, nuovo statuto approvato con 4 voti contrari e 5 astenuti. Oltre ai 34 membri dell’ufficio di presidenza a governare il nuovo partito, insieme al Cavaliere, ci sono i tre nuovi coordinatori: Ignazio La Russa, Denis Verdini, e Sandro Bondi.

Un congresso che è stato pià che altro uno show, Inno alla Gioia, Inno di Mameli, “Meno male che Silvio c’è”. Show, di cui potete vedere una gallery sul di Cristian Belcastro, che sembra il crescendo di una convention americana, con tanto di incoronazione finale del proprio leader. Bionde platinate, giovani in bella vista tra le prime file, tutti esauriti i posti a sedere. Anche se in giro si dice che per riempire i 56 posti di ogni fila è stato fatto un vero e proprio casting per la ricerca delle comparse.

Da più lati sembra provenire il sentore che sia il pericolo di questo nuovo partito, ma questa è un’altra storia.

Hanno parlato di 61 minuti di discorso e di 61 interruzioni a causa degli applausi per il discorso di Silvio .
Si è detto di circa 9000 presenze, hanno parlato di numeri al primo congresso nazionale del Popolo della Libertà.

Definito un tributo a , dopo l’acclamazione, in mattinata, a primo presidente del , acclamazione unanime naturalmente. Seguita dalla nomina a missionari della libertà dei delegati.

Dicevo di sessantuno minuti in cui l’attuale premier ha parlato di nazionale e internazionale in tutti i suoi aspetti, in cui ha spiegato il perché è nato il . omaggia Gianfranco , ma omaggia se stesso quando dice di “mi ha riconosciuto una lucida follia. Un po’ matto lo sono stato davvero”, citando Erasmo da Rotterdam, ed elogiando ancora una volta se stesso dicendo che senza ciò “non sarebbe mai nato il . Non vi deluderò”.
Continua poi attaccando l’ormai inesistente sinistra dicendo che “è arretrata e faziosa, fa opposizione non al governo ma al Paese”.
Attacca anche gli Stati Uniti incolpandoli della crisi economica internazionale quando dice che essa è “opera di un virus venuto dagli Stati Uniti. Nessuno al mondo può avere una ricetta sicura per debellare questo virus”, mette in luce il suo lavoro e i meriti ottenuti insieme all’esecutivo dicendo “abbiamo agito tempestivamente e con saggezza facendo in modo che non venisse modificata la certezza del consumo e anche per il welfare a sostegno della parte povera della società per la quale”, colpisce nuovamente l’opposizione sul fatto che “i governi di sinistra non avevano fatto nulla”.

Il cavaliere si erge a leader e guida, indica la strada da percorerre e su cui proseguire, da al il compito di “guidare la terza ricostruzione dell’”, ricorda il ’94 promettendo l’usicta dalla crisi in una forma migliore e promettendo la costruzione di un nuovo miracolo italiano.

Parla di moralità, parla di fare, parla di onorare il programma politico, parla di fiducia.
Soprattutto parla di cose di cui non dovrebbe parlare.

Tocca diversi temi: il federalismo, indicandolo come una delle vie per la diminuzione delle tasse; l’università, dicendo che è necessario un suo cambiamento e proponendo dei premi solo per le università migliori;  l’ambiente, non esista nel dirsi d’accordo con Barack Obama per l’organizzazione di un forum sull’energia e sui cambiamenti climatici, confermando il “permesso” affinché si tenga la riunione durante il G8 alla Maddalena; continua poi sul decoro urbano, sul piano casa ed infine sui giovani.

, come capita spesso ultimamente, non poteva mancare di sottolineare l’importanza delle riforme istituzionali e costituzionali. Ancora una volta spinge sul fatto che la costituzione va cambiata, rivitalizzata e arricchita, definendo tale passo una delle missioni della maggioranza.

Ancora una volta parla di poteri, forza sul fatto che il premier debba avere maggiori poteri, addirittura lamentandosi del fatto che non ha alcun potere a parte quelli che derivano dalla sua autorevolezza, definendo “finti” i poteri assegnati dalla Costituzione al presidente del Consiglio.

Vuole iniziare dalla riforma dei regolamenti parlamentari, secondo Presidente del Consiglio, “immutati dai tempi della prima Repubblica”, azione che “non mortificherà il Parlamento ma gli restituirà il giusto ruolo e la piena dignità”.
Una riforma che, a detta del Cavaliere; è necessaria affinchè i regolamenti non siano mezzo di ostruzione da parte dell’opposizione, e che a detta mia è necessaria affinchè si compia quel disegno su cui da un pò si gira intorno.

Conferma poi la sua scesa in campo per le europee, attaccando Dario Franceschini, elogiandosi ancora una volta, elogiando il suo coraggio in tale scelta ed eregendosi a bandiera del popolo.
Parlando poi di consensi popolari afferma che in il partito è roami 44% e aggiungendo che un grande partito non si accontenta e si candida a ottenere il 51 per cento dei consensi.

Si rivolge infine alla platea chiedendo “Cos’è dunque il Popolo delle Libertà?” e spiegando, senza dubbi, che “Siamo il Popolo della libertà e alla libertà, alla dignità dell’uomo, ai pari diritti tra uomo e donna, alla sacralità della vita e alla difesa della famiglia naturale, noi non rinunciamo. Gli altri chiamano tutto questo ‘berlusconismo’ ma i nostri riferimenti sono gli stessi del Partito dei popoli europei”.

Insomma, l’ideale perfezione come progettazione, la perfetta idealizzazione come realizzazione?

Un finale poi in grande stile, come già detto: Inno di Mameli, Inno alla Gioia e chiusura con “Meno male che silvio c’è”.

Meno male.

Meno male che ora muoio se ho un pò di tempo.

da Acri A GONFIEVELE

Vignetta di Acri A GONFIEVELE

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Baricco e i teatri

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La notizia risale ormai al 24 febbraio, ma al momento della sua uscita ha sollevato molte critiche, seppure sia anche stata largamente approvata.

Si tratta dell’articolo di Alessandro Baricco uscito su Repubblica, che dichiara: basta soldi pubblici al . Meglio puntare su scuola e tv per rialzare il livello culturale del nostro Paese. In un momento in cui l’ deve far fronte alla crisi economica e al crollo dei valori e delle fondamenta della , ritiene importante riuscire a trovare la strada migliore per far sì che non si perdano i principi morali  e la giusta informazione.

L’epoca in cui si parla di “intelligenza di massa” è però quella in cui l’intervento pubblico è ancora riservato a campi ristretti. Per cui il noto scrittore propone come obiettivo lo spostamento del denaro pubblico nella scuola e nella televisione, visti come i mezzi migliori per l’istruzione di massa, volti alla formazione di un pubblico “consapevole, colto e moderno“.

L’articolo ha suscitato non poche polemiche, in particolar modo in campo teatrale. Il giorno successivo a quella che è stata definita una “bomba culturale”, sempre in un articolo pubblicato su Repubblica, replicano vari esponenti del e dell’opera, quali Sergio Escobar, Luca Barbareschi, Lella Costa e Paolo Sorrentino. La riflessione trova invece l’approvazione del direttore d’orchestra Riccardo Muti, che sostiene invece che gli sprechi ci sono, così come lo sostengono molti  dei commentatori dell’articolo di .

Il Paese si divide a metà, così come lo stesso mondo teatrale. C’è chi sostiene che realmente i costi vadano contenuti e che l’idea di potrebbe essere seriamente presa in considerazione e chi invece la considera troppo drastica e ritiene più opportuno revisionare il sistema dello spettacolo italiano, come Luca Barbareschi.

E nella polemica, sorge un’altra polemica.

Perchè è proprio ad alzare il polverone, dopo essere stato lui stesso a trarre benefici dal ?

Concludo riportando un commento all’articolo del 24/02 (pg.5) e lascio a voi l’ardua sentenza.

“Illustre professore, faccia un gesto elegante e meritorio: restituisca il denaro pubblico da lei incassato, direttamente o indirettamente, negli ultimi 25 anni. Si tratta, senz’altro, di una percentuale del PIL decisamente irrisoria rispetto a quella, già di per sé ridicola e mal spesa, che ogni anno è destinata al fus ma …”

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Moriremo se ci date tempo

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Ciao a tutti (Hello World?),
partiamo oggi con l’esperienza di questo nuovo scritto a quattro mani. Un nuovo “progetto” che non ha nè capo nè coda, non ha senso nè consenso, non ha uno scopo nè un  perché. Ma è qui. Come tanti altri .

Io, , Fantasma Re, e , bambola di stracci vecchi e foglie d’autunno. Noi un senso al mondo ancora non lo abbiamo dato e forse non sapremo mai darlo.

Tempo fa ci siamo rinchiusi in un , ma poi sono scappati tutti.

Ora ci siamo ritrovati qui, non sapendo cosa dire a voi, ma questa volta sappiamo cosa dire a noi. Magari vi parleremo di ciò che ci accade. Magari vi parleremo di ciò che accade fuori da qui. Forse, se la ragione dimenticata vorrà dare luce alla sua mente, ci farà vedere qualche suo disegno. Probabilmente scriverò, senza riuscire a farlo, di come vorrei che il mondo fosse.

Sicuramente tutto ciò farà ridere. Perché ridere è.

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