Ora Muoio, Dammi Tempo

I morti sanno soltanto una cosa: che è meglio essere vivi.

Addio a J. D. Salinger

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“Voglio dire che ho lasciato scuole e posti senza nemmeno sapere che li stavo lasciando. È una cosa che odio. Che l’addio sia triste o brutto non me ne importa niente, ma quando lascio un posto mi piace saperlo, che lo sto lasciando. Se no, ti senti ancora peggio.”

– Jerome David Salinger, 1919 – 2010

J. D. Salinger

J. D. Salinger

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Il giorno della memoria

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Un’umanità che non vuole crescere.

Non servono molte parole, ma solo un rispettoso silenzio per tutte le anime che sono nel vento.

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Ora mi prostituisco, dammi tempo

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Ha fatto scalpore il filmato andato in onda durante la puntata de Le Iene del 20 gennaio. Si tratta della testimonianza su una ragazza diciassettenne che si prostituisce per ottenere in cambio, per lo più, ricariche telefoniche.

La ragazza ha ovviamente il volto coperto, ma il ragazzo che l’ha invitata con “l’inganno”, fingendo poi di averla voluta inizialmente solo conoscere, le fa diverse domande, che la diciassettenne apprezza poichè si sente considerata, a dispetto di tutte quelle volte che il cliente vuole solo sesso.

Ascoltando attentamente le sue parole, sentiamo spesso dire “benestante”. La ragazza spiega che questa sua attività, che non intende definire lavoro -e che in effetti non lo è- è iniziata per gioco. Basterebbe solo questo per rabbrividire nel pensare ad una ragazzina in terza liceo che si prostituisce per gioco e che senza alcuno scrupolo parla di quello che fa, affermando di non voler pesare sulle spalle della famiglia e cercando un modo per riuscire ad avere quelle piccole cose di cui ha bisogno una ragazza della sua età. La domanda è: una ragazza di diciassette anni ha necessariamente bisogno della cintura di Gucci o può crescere bene anche senza? E dove sono i genitori di questa ragazza che non si rendono conto che la loro figlia si prostituisce per ricaricarsi il cellulare?

E’ chiaramente ossessionata dai soldi, parla di “questione economica” e spiega che è triste vedere le compagne di classe sempre perfette e ben vestite e non riuscire ad essere allo stesso livello. E poi spiega anche che sta raccogliendo i soldi per comprarsi l’i-phone ed oltre alle ricariche telefoniche non disdegna altri tipi di regali, come le cinture o vari accessori firmati. Quelli che la renderebbero uguale alle sue coetanee benestanti, per capirci.

Ecco cos’è che succede in una società che guarda all’avere più che all’essere, dalla quale nascono individui che definirei “deviati”, divorati dall’ossessione del denaro e del voler necessariamente essere come gli altri. Fenomeno che compare nell’ e che poi tende a sparire grazie al processo di individualizzazione, per cui la persona preferisce essere “speciale” così come è, piuttosto che omologata, insieme alla massa. Ma ormai stiamo parlando di altri tempi, siamo nell’era in cui tutto dev’essere bello e costoso. Tutto deve assomigliare ad una copertina di rivista di moda o di gossip, tant’è che per comprarsi un i-phone una ragazza del liceo si prostituisce buttando via la sua dignità e, perchè no, anche la sua vita. E si, a volte i genitori non possono offrire tutto quel che si vuole, ma pare che con gli anni zero, ci siamo dimenticati del detto “chi s’accontenta gode”. Chè Ligabue ci ha aggiunto quel “così così” e non aveva poi tanto torto, ma finchè si canta non può fare male.

Ecco i della puntata in cui si vede la baby-prostituta.

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Fenomeno Avatar: ora mi deprimo, dammi tempo

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Avatar è l’ultimo kolossal lanciato da , una sfida tecnologica, una sfida al botteghino ed una sfida alla psiche umana. Nonostante sia stato accolto con clamoroso successo e apprezzamento da parte di pubblico e critica, non possono non arrivare i giudizi e le critiche negative.

La pellicola è stata criticata per le sigarette fumate da Sigourney Weaver, tra i protagonisti principali del film, tanto per dirne una. Col sangue e le commedie indecenti (da ogni punto di vista) che circolano, parlar male della sigaretta della Weaver sembra proprio l’atteggiamento di chi sta a cercare il pelo nell’uovo, come si suol dire.

La nuova voce che circola ormai da qualche giorno, ben più grave di quella della sigaretta, è quella che sostiene che “Avatar” istighi al suicidio. Pare infatti che la visione dello splendido e florido pianeta Pandora scateni qualcosa dentro lo spettatore che, finito di vedere il film, non sa più come ripredersi, dopo aver realizzato in che triste realtà vive.

Effettivamente non è piacevole essere terrestri, sempre disastrati da terremoti, uragani, eserciti, kamikaze e politici. Una vita stressante, non c’è che dire. Non si può fare a meno di invidiare i Na’vi, che sono capaci di “vedere”, sono al 100% ecologici, saltano da un ramo all’altro, hanno la loro divinità che si manifesta più concretamente delle nostre, per le quali tra l’altro ci uccidiamo a vicenda e in gran quantità da secoli. Inoltre hanno dei fisici da far paura e delle code per i legami che altro che le porte USB.

Insomma, a pensarci a fondo forse la depressione potrebbe essere giustificata. Se non fosse che uno si siede su quelle poltrone e indossa quegli occhialini perfettamente cosciente del fatto di essere uno sfortunato terrestre che sta andando a vedere una pellicola che è pura finzione.

Agli esordi del cinema il concetto forse fu un pò più difficoltoso da introdurre ma ragazzi, siamo nel 2010, com’è che vi passa per la testa di deprimervi per il pianeta Pandora? Nessuno s’è depresso perchè il Titanic è affondato o perchè non c’è un Batman o un Superman a proteggere le nostre città? Nessuno s’è depresso perchè non vive nel Paese di Molto Molto Lontano o nel Paese delle Meraviglie e non può bere il tè con il Cappellaio Matto?

Al posto di scrivere sui vari socialnetwork che il vostro pianeta è stato distrutto, uscite dalle stanze e cercate di salvare il salvabile. Non diamo lavoro inutile agli psicologi, diventiamo persone migliori, che magari Pandora no, ma un Pianeta decente su cui vivere possiamo ancora procurarcelo. Sempre che non sia già troppo tardi.

Ci deprimeremo tutti, diamoci tempo.

Intanto io scrivo a una breve letterina per parlargli del problema.

Caro signor regista ,

ho visto il suo ultimo film e l’ho molto apprezzato ma adesso mi sento un pò confusa perchè non so se essere depressa perchè il pianeta Pandora non esiste o sentirmi semplicemente appagata per aver introdotto nel mio cervello una piccola dose di cultura cinematografica. Prima di esporle le mie richieste vorrei complimentarmi con lei e tutto il suo staff per il lavoro realizzato.

Adesso procedo con le richieste. Si fanno sempre più intense le voci che la vogliono responsabile di eventuali suicidi, poichè il numero di aspiranti è aumentato dopo la diffusione di “Avatar”. Visto che lei e la tecnologia siete ormai in rapporti più che ottimali, non è che potrebbe costruirci un Pandora per tutta questa gente che soffre non appena partono i titoli di coda? Noi non glielo diremo, ma la faremo funzionare come una vera e propria casa di cura per malati mentali. Ci pensi a fondo e poi mi faccia sapere.

I miei più cari cordiali e stimati saluti.

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Di Rosarno e di altri demoni

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La storia è ciclica. Siamo arrivati anche a New York. Inutile aggiungere altre parole.

“Il tuo Cristo è ebreo. La tua democrazia greca. Il tuo caffè brasiliano. La tua vacanza turca. I tuoi numeri arabi. Il tuo alfabeto latino. Solo il tuo vicino è straniero”

(1994, manifesto sui muri di Berlino)

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Buon 2010 da Oramuoiodammitempo!

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Il 2009 è giunto al termine, e la redazione di coglie l’occasione per augurarvi di iniziare il 2010 nel migliore dei modi, con una marea di buoni propositi da realizzare. Morirete tutti, datevi tempo!

Buon 2010!

Buon 2010!

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Nuovamente 3 libri di Paulo Coelho gratis in download

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Aveva già proposto tale cosa qualche mese fa, lo scorso Agosto, nel giorno del suo compleanno Paulo Coelho aveva scelto di regalare tre libri, permettendone il download gratis.
Ora, in occasione delle feste natalizie, lo scrittore ripropone l’operazione su uno dei suoi permettendo nuovamente di scaricare gratuitamente i libri “Il cammino dell’arco“, “Storie per genitori, figli e nipoti” e “Guerrieri della luce“.

I libri saranno scaricabili online fino allla prima settimana di Gennaio 2010, i formati disponibili sono PDF, Kindle (il nuovo lettore digitale di e-book di Amazon), SonyReader e iPhone. Naturalmente ognuno potrà stampare e diffondere i libri scaricati.

Paulo Coelho realizza così un’operazione che è una via di mezzo tra il marketing e la condivisione, parole mie che possono scatenare polemica, però io mi chiedo perchè non rilasciarle sotot una licenza libera tipo la Creative Commons e renderli scaricabili per sempre? Ad ogni modo lo scrittore dichiara che vorrebbe rendere disponibili tutti i suoi libri ma

questi tre che vi offro sono gli unici che posso mettere in Rete, perché sono gli unici di cui posseggo i

proprio in merito alla stampa e alla diffusione dele sue opere dice:

Esistono tante biblioteche che non hanno i soldi per comprare libri o sono obbligate a comprare quelli che vuole il governo. Se voi stampate questi che io ho messo online e li donate alle biblioteche locali, alle prigioni e agli ospedali, potreste migliorare la condizione di vita di molte persone. La gente ha tempo, ma non ha il materiale da leggere“.

Una nobile richiesta per la diffusione dell’arte e della cultura. Io farò la mia parte sperando che altri autori compiano operazioni simili, aiutate anche voi condividendo il sapere.

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La Mafia non esiste. Strozziamoci tutti.

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La non esiste.

Non è una frase nuova.

Lo dicevano già i politici democristiani tra gli anni ‘60 e ‘70.
Lo ha più volta fatto capire Giulio Andreotti.
Lo ha detto Vittorio Sgarbi.
Lo ha ribadito Marcello Dell’Utri.

Ora anche il nostro Premier lo lascia intendere.

La non esiste.

Chi ha scritto seri televisive come “La Piovra”, dovrebbe essere strozzato. Lo stesso per chi ha scritto libri che parlano dell’argomento.
Queste persone creano una pessima immagine dell’ e grazie alle loro invenzioni ottengono successo.

Poco importa che c’è chi ci crede davvero e sa dove andremo a finire.

Però che la non esiste andiamo a dirlo alle oltre 150 vittime di Cosa nostra, alle oltre 30 vittime della Camorra, alle altrettante vittime della ‘Ndrangheta, alle poco pià di dieci vittime della Sacra Corona Unita.

Andiamo tutti quanti a dire che la non esiste a coloro che ancora ricordano la di Capaci, che lo sappiano , Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro, che lo sappiano le rispettive moglie e i figli.

Urlatelo a coloro che hanno subito la di Via D’Amelio, , Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina, e le loro rispettive famiglie devono saperlo.

La non esiste. Le stragi di non esistono.

E’ tutta fiction! E’ un’invenzione di chi vuole male all’. Mi spiace per Roberto Saviano, ma inventa cose che danneggiano la nostra immagine. Insieme a lui anche Mario Puzo ha scritto cose assurde e come quelli della “Piovra” anche Francis Ford Coppola nel riprendere “Il Padrino” ha disegnato qualcosa che non esiste.

Non importa poi se la maggior parte di produzioni della TV che negli ultimi anni abbiano avuto a che fare con mafie di vario genere siano state prodotte da Mediaset. Il resto non va bene.

La non esiste.

Non ha quindi senso di esistere nel Codice Penale l’associazione per delinquere di tipo mafioso, possiamo tranquillamente eliminare da esso l’art. 416 bis.
Non ha nemmeno valore l’esistenza del concorso esterno in associazione mafiosa, quindi può scomparire proprio l’art. 416 del codice penale. Forse è proprio questo il motivo di tanto parlare vero?

E tutti qui poveri detenuti per queste infamanti accuse? Liberiamoli no? Sono vittime di invenzioni!
E i pentiti di ? I cosiddetti collaboratori di giustizia? Puniamoli perchè hanno detto il falso! All’inferno!

La non esiste.

Datevi tempo e abituatevi a crederci. Strozziamoci tutti.

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Emmaus: il nuovo romanzo di Baricco

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“Qualche giorno dopo la morte di Cristo, due uomini camminano per la strada che conduce alla cittadina di , discutendo di ciò che è successo sul Calvario, e di alcune voci, strane, di sepolcri aperti e tombe vuote. Si avvicina un terzo uomo e domanda loro di cosa stanno parlando. Allora i due gli dicono: Come, non sai nulla delle cose accadute a Gerusalemme?
Quali cose? lui chiede, e si fa raccontare. I due gli raccontano. La morte del Cristo e ogni cosa. Lui ascolta. [...] Durante la cena, l’uomo spezza il pane, con tranquillità, con naturalezza. Allora i due capiscono, e riconoscono in lui il Messia. Lui sparisce.”

Il titolo del nuovo romanzo di Baricco è tratto chiaramente da questo episodio. I due discepoli, uno Cleopa e l’altro rimasto anonimo, rimangono sorpresi dalla loro “cecità” di fronte al Messia. E’ questa forma di cecità, legata alle abitudini e alla tradizione, che rimane un elemento chiave di tutto il romanzo.
La voce narrante parte in terza persona nel prologo, ma diventa in prima persona lungo tutto il corso del racconto e la sua identità è a noi sconosciuta. Sappiamo i gesti che compie, sappiamo delle sue interazioni, delle persone e delle cose che ama, della sua fede, ma non sappiamo il suo nome.

“Abbiamo tutti sedici, diciassette anni-ma senza saperlo veramente, è l’unica età che possiamo immaginare: a stento sappiamo il passato”.

E’ così che si apre “” e poi entra nelle vite di quattro amici. Uno è il narratore, poi ci sono Il Santo, Bobby e Luca, l’unico nome vero e proprio, per giunta uguale a quello di colui che ha lasciato la testimonianza dell’episodio di .
I quattro adolescenti sono alle prese con le loro vite e le contraddizioni che ne derivano. Si contraddistinguono dagli altri per la loro forte fede. Suonano nel gruppo della chiesa, si sentono importanti, credono fermamente nell’”Edificazione del Regno”. E lentamente si disperdono, cercando un appiglio, a volte ciechi, come gli Apostoli.
Le vicende si svolgono in un tempo e in un luogo che restano indefiniti, come in tutti i di Baricco, ma che molto probabilmente possono essere collocati nella Torino degli anni ‘70.
Gli adolescenti sono alle prese con le prime esperienze sessuali, stanno iniziando a scoprire la vita. Ma questi quattro ragazzi, con i loro problemi, le loro paure e i loro sogni, si discostano leggermente da tutti gli altri, racchiusi in un globo che raccoglie le loro storie, i loro successi e i loro fallimenti, il loro assaporare la vita in altra maniera.
E dopo c’è Andre, la ragazza speciale, la Regina, quella che tutti amano e che muore. Ha iniziato a morire nel momento in cui è nata e non smette mai di farlo e sembra che una maledizione ricada sulla sua famiglia. E Andre prova a morire tra le acque scure del fiume, tenta il suicidio, ma continua a morire, da viva. Questi ragazzi la guardano affascinati, da lontano, di rado tentano di avvicinarsi, quasi come se ne avvertissero il pericolo, quasi come intimoriti dal mistero e dall’oscurità che questa ragazza morente si porta dietro.
Non si sa se sia vero oppure no, ma nel momento in cui si avvicinano di più a lei, le cose cambiano. Anche loro iniziano ad assaporare in altro modo la vita, pur mantenendosi sempre ben legati alla loro fede, alle loro abitudini e tradizioni, ma assaggiando anche i piatti che offre l’altra faccia della medaglia. Si uniscono le contraddizioni, il bene e il male, la luce e le tenebre, la vita e la morte.
Mentre Andre muore ogni giorno, Luca muore gettandosi dal suo balcone. Muore e si porta via i suoi dubbi e le sue paure, lasciandole in eredità all’amico, che racconta di lui e di Bobby, che muore ogni giorno iniettandosi la sua dose.
E poi c’è Il Santo, che ha un nome ma non ci è dato saperlo, e che forse è la figura più controversa tra i quattro.
Il protagonista, la voce narrante, cerca di ricostruire passo per passo quello che sta andando perduto, ma nella confusione non esiste più un filo logico che possa permettergli di ricostituire delle vite che sono andate altrove, che sono andate e basta.
In questo romanzo Baricco diviene più concreto, si discosta dalle opere alle quali ci aveva abituati, quali “Oceano Mare” o “Castelli di Rabbia”. Affronta l’adolescenza di questi ragazzi forse perdendosi troppo spesso in filosofie e pensieri che rallentano l’azione, allungano gli eventi e i tempi. A volte stancano.
I ragazzi borghesi, che studiano, non fumano, non bevono, non fanno sesso, fanno volontariato, vogliono dare uno sguardo al mondo degli altri, al mondo di Andre, dove forse gli eventi si susseguono in maniera più brusca, meno lineare, finendo col non capire più cosa sia giusto e cosa no, quale sia la linea di confine tra il bene e il male. Baricco descrive semplicemente le debolezze umane, avvalendosi della fase della vita in cui forse, prese dalla confusione, queste risaltano maggiormente.
Evidenzia il contrasto tra l’abbandono della tradizione e la novità vissuta con senso di colpa, il peccato, ma non colpisce come ha saputo ben fare, ad esempio, con “Novecento”.
Sarà anche un’argomentazione diversa, il linguaggio rimane pur sempre baricchiano, ma meno intenso nella sua intensità. E’ meno capace di emozionare e di lasciare impresse immagini forti, sebbene pare che il tentativo sia rimasto identico. Ma non c’è magia, quella che ha permesso a molte persone di amare le parole di questo scrittore. Non un lavoro da buttare, ma deluderà sicuramente i tanti che si aspettano la meraviglia, l’ e la bellezza delle opere precedenti.

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Ora ti sposo dammi tempo

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La notizia più discussa degli ultimi giorni è che Donatella Papi vuole sposare Angelo Izzo, meglio noto come “Il Mostro del Circeo“.
Per chi non lo sapesse, ormai questa donna ha una credibilità e una stima pari a zero da parte dell’opinione pubblica, considerata, suppongo e spero, nella sua totalità.
Ex giornalista de “Il Giornale”, Donatella Papi ha suscitato scalpore per la sua decisione, ma in particolar modo per le affermazioni che ne sono venute fuori. Per meglio comprendere la reazione dell’opinione pubblica, ripercorriamo rapidamente la biografia dell’uomo che dovrebbe diventare suo marito.
Nel 1975 Angelo Izzo è il protagonista, insieme a Giovanni Guido e Andrea Ghira del Massacro del Circeo, ovvero, per farla molto breve, ha stuprato ed ucciso due ragazze.
Izzo finisce in carcere. Gli viene concessa la semi-libertà nel 2005. Questo gli permette di uccidere altre due donne, per cui il Mostro del Circeo torna in carcere e nel 2007 viene condannato all’ergastolo.
Con occhio poco rassicurante, Izzo rimane impassibile di fronte ai familiari delle sue vittime, con un sorriso malsano e a dir poco inquietante. Queste persone nel corso degli anni non hanno potuto smaltire il dolore della perdita, ma quantomeno vorrebbero tirare un piccolo sospiro di sollievo nell’avere la certezza che giustizia sia stata fatta e che quell’uomo possa rimanere in carcere fino alla sua morte.
Per quanto anomalo e incredibile possa risultare, nessuno può negare l’amore a due persone, al di là dei fatti che contraddistinguono le loro esistenze.
Sebbene tutto ciò appaia estremamente assurdo, quello che più colpisce non è tanto l’amore che i due sostengono di provare tanto da volere il matrimonio (si sono visti in una sola occasione, per il resto la loro è basata su un rapporto esclusivamente epistolare), ma più che altro la capacità e il coraggio poco ammirevole di questa donna di voler riprendere il caso sostenendo l’innocenza di un reo confesso.
Quest’ultimo ha scritto anche un libro, non pubblicato, in cui si riferisce chiaramente agli stupri e agli omicidi commessi, la verità è più che evidente, ma questa donna, oltre ad essere resa cieca dall’amore (presunto o reale che sia), sembra aver perso anche ogni barlume di razionalità e, se vogliamo aggiungerlo, di rispetto per se stessa in quanto donna e probabilmente potenziale vittima.
Nelle varie trasmissioni in cui è stata ospitata, Donatella Papi ha portato avanti la sua battaglia, ma immediatamente sia i conduttori che gli ospiti, hanno ritenuto opportuno dissociarsi da quanto detto dall’ex giornalista. Una persona tra il pubblico, a “Domenica 5″ condotta da Barbara D’Urso, ha sostenuto che oltre al matrimonio sarebbe opportuno procedere anche con l’estrema unzione. Questa piccola frase racchiude semplicemente gli intenti della donna.
Con sguardo tutt’altro che lucido e con una calma da mettere quasi paura, Donatella Papi cerca di offire delle motivazioni che risultano essere solamente un continuo arrampicarsi sugli specchi. E spesso scivola, lasciandosi andare ad affermazioni dure ed inconcepibili. “Che cos’è dopotutto la violenza sulle donne?”. Essa, secondo la Papi, è semplicemente frutto delle provocazioni che le donne lanciano agli uomini.
Sbandierando le sue lettere d’amore, proclama a gran voce l’innocenza di un uomo che è stato capace di fare del male per ben quattro volte, senza battere ciglio. Il pubblico è assolutamente contrariato, lei parla di Dante, di Ulisse, di argomenti che nulla hanno a che vedere con un pluriomicida.
Una creatura del genere, che di umano conserva ben poco, non merita perdono. Nessuna concezione religiosa nè d’altro tipo può permettere il perdono di un atto simile, confessato e ripetuto nuovamente.
L’amore è senza dubbio un sentimento che merita rispetto, ma si può considerare un uomo del genere capace di amare, onorare e rispettare una donna?
Può essere considerata sana una donna che va incontro ad un uomo del genere?
Per quanto importante e nobile sia questo sentimento, credete che sia giusto concedere ad Angelo Izzo, un Mostro, la libertà di amare, dopo aver privato quattro donne della libertà di vivere?

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